Itinerari Atism56

ATTI DEL CONGRESSO NAZIONALE DI PESCARA “CARITÀ E GIUSTIZIA PER IL BENE COMUNE”

Nonostante la distanza nel tempo, era un preciso impegno della passata Presidenza ATISM di pubblicare le relazioni presentate al Congresso nazionale tenutosi a Pescara nel 2008. La qualità dei testi e l’autorevolezza dei relatori, ma anche l’attualità del tema ne giustificavano tale scelta. Dopo contatti con più case editrici, che hanno manifestato differenti problematicità per la confezione del volume, siamo riconoscenti alle edizioni CVS e al suo responsabile editoriale, il socio ATISM Armando Aufiero, per la disponibilità ad accogliere questo volume nel proprio catalogo. Lo schema del convegno è stato re-impaginato e qualche contributo è stato aggiornato, ma soprattutto nella presentazione si è cercato di raccordare i guadagni teorici proposti nelle relazioni congressuali con l’evoluzione del magistero sociale, soprattutto alla luce della Caritas in veritate (2009) di Benedetto XVI che, nel frattempo, ha accresciuto l’insegnamento pontificio in re sociali. Nella sua attuale forma edita il volume, anche per peculiari accentuazioni distribuite in tutti i contributi assemblati, tra cui la penetrante riflessione sull’agape offerta da PierAngelo Sequeri, la rilevanza teologico-morale del tema del dono proposta sotto il profilo teorico da Martin Lintner e in ambito economico da Luigino Bruni, temi accostati con ampiezza dall’enciclica, si propone come introduttivo ad alcuni nodi concettuali ripresi nella Caritas in veritate. Pur non costituendo un commento diretto ad alcuni suoi passaggi, la ricerca contribuisce ad illuminare diversi presupposti teorici alla base del magistero di papa Benedetto XVI.
La raccolta di saggi è offerta come omaggio all’ex-presidente ATISM, mons. Karl Golser, che ha pensato e sostenuto il congresso di Pescara, anche come segno di amicizia e vicinanza da parte di tutti i membri della nostra Associazione. Il volume è distribuito con diffusione nazionale, ma l’ATISM ne ha acquistato preventivamente un buon numero di copie che saranno messe a disposizione dei soci nei prossimi eventi di sezione e nazionali ad un prezzo scontato. Singole copie potranno essere richieste direttamente all’editore oppure al curatore del volume, Pier Davide Guenzi, ai suoi abituali recapiti.

Carità e giustizia per il bene comune, a cura di P.D. Guenzi, Roma, Edizioni CVS, 2011.

 

PUBBLICAZIONI DEI SOCI

Giuseppe PELLEGRINO, Il travaglio della libertà. 1. Confronto con Dietrich Bonhoeffer, Cantalupa (Torino), Effatà, 2011 (Studia taurinensia, 33), pp. 176.
Il saggio di Giuseppe Pellegrino, docente di teologia morale fondamentale alla sezione di Torino della Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, costituisce la prima parte della rielaborazione della sua dissertazione dottorale e sarà completato da una successiva pubblicazione dedicata a Giovanni della Croce. Nell’ottica della teologia morale fondamentale il progetto propone il confronto tra il teologo luterano e il mistico spagnolo attraverso la chiave di comprensione della dottrina dell’agire e del patire. Nel percorso tematico, accanto al contributo dottrinale, una specifica attenzione è dedicata alla biografia dei due autori, studiati con una peculiare sintesi tra pensiero e vita. La figura della libertà, «cifra sintetica per dire l’uomo», appare attraversata parimenti dalla dimensione progettuale e volontaria dell’azione come dalla dinamica dell’involontario e del patire, che si annodano nell’unicità esistenziale di ciascun soggetto. In particolare il progetto bonhoefferiano sembra dare credito inizialmente alla figura della “responsabilità” come categoria atta a definire la libertà umana, ma progressivamente, anche in seguito alle ben note vicende del pensatore tedesco, essa tende ad esplicitarsi nella forma della “partecipazione alla sofferenza”, come egli stesso documenta in Resistenza e resa: «la sofferenza personale è diventata una buona chiave, un principio fecondo nel rendere il mondo accessibile attraverso la contemplazione e l’azione». Questi paradigmi, come afferma l’Autore, «scandiscono a grandi linee due tappe successive dell’evoluzione del pensiero bonhoefferiano. Essi convergono, però, nell’identificare come centro ermeneutico ed operativo dell’esistenza l’assunzione corrispondente della libertà» (p. 10). La scansione del saggio dà ragione di questa intuizione distendendola, nei due capitoli iniziali, all’interno del percorso di vita di Bonhoeffer, nel confronto con la propria storia personale, in cui emerge simultaneamente la forza e il limite proprio dell’agire umano. Di impegno teoretico il terzo capitolo in cui si costruiscono, a partire dagli scritti del teologo luterano, alcuni elementi per una dottrina dell’agire e del patire, attraverso passaggi e paesaggi densi di suggestione. Gli ultimi due capitoli impegnano più direttamente il confronto con la teologia morale fondamentale, contribuendo ad un arricchimento prospettico del tradizionale tema dell’actus humanus nell’orizzonte della categoria della “biografia”, nella sua collocazione all’interno di una dinamica temporale e non semplicemente puntuale, grazie alla quale ricuperarne anche la dimensione teologica nell’ottica del compimento e della salvezza.
Va riconosciuto a Pellegrino il merito di aver introdotto un indicatore analitico, quello della qualificazione dell’atto morale, che consente di approfondire e intercettare nuovi elementi di lettura del contributo di Bonhoeffer e, reciprocamente, di aver evidenziato come il pensiero teologico del martire di Flossenbürg possa consentire un ritorno sulla categoria dell’atto umano maggiormente ricco di implicazioni. (Pier Davide Guenzi)

Giuseppe ZEPPEGNO, La vita e i suoi limiti. Questioni bioetiche, Torino, Edizioni Camilliane, 2011 (Studi bioetici, 3), pp. 344
Ampio e documentato, lo studio di Giuseppe Zeppegno, autore di apprezzate pubblicazioni in ambito bioetico e docente alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, sezione di Torino, si propone come una seria indagine a partire dalla logica dei case studies, rileggendo criticamente i noti episodi della morte di Piergiorgio Welby e Eluana Englaro. È questa particolare angolatura a rilevare il pregio del saggio, che sottopone a puntuale recensione le opinioni e valutazioni emerse durante il dibattito pubblico sui due drammatici casi esaminati, alla ricerca delle argomentazioni esibite a sostegno del diritto di autodeterminazione per sospendere forme vitali di supporto terapeutico, sia in piena coscienza, come per Welby, o, per Englaro, avvalendosi dell’interpretazione della volontà della paziente in stato di incoscienza attraverso il suo tutore legale. Dopo i primi due capitoli ricostruttivi delle menzionate vicende, il terzo si sofferma in modo dettagliato sul contributo in merito al “diritto di morire” portato dalla “Consulta di Bioetica”, nel quale si sono condensate le principali argomentazioni della tendenza liberale e utilitarista a sostegno di una possibilità di disporre pienamente di sé da parte del malato, sia attraverso l’espressione della propria volontà, che avvalendosi di documenti ricostruttivi di essa, come nel caso del cosiddetto “testamento biologico”. Dall’escussione degli argomenti razionali, cui certamente si è unita anche una precisa, quanto discutibile, strategia di pressione pubblica, emerge chiaramente l’insufficienza di un approccio alle questioni di fine vita unicamente piegato alla logica del diritto soggettivo e la necessità di una considerazione più ampia della situazione e delle precise responsabilità etiche di tutti gli attori implicati.
La seconda parte del saggio in modo ordinato presenta l’evoluzione della riflessione all’interno della chiesa cattolica in materia di eutanasia, accanimento terapeutico e proporzionalità delle cure, fino alle più recenti note in merito alla respirazione e nutrizione artificiali e agli stati vegetativi, proponendo, in aderenza alle tesi del magistero, ma con una loro intelligente ermeneutica, un possibile superamento delle strettoie in cui il dibattito pubblico si è (o è stato) costretto. È convinzione dell’Autore la possibilità di una distinzione, distesa in un giudizio temporalmente ridefinibile in seguito all’evoluzione clinica, delle situazioni di inaccettabile accanimento terapeutico attraverso il simultaneo convergere del giudizio medico clinico obiettivo, relativo alla proporzionalità o meno del trattamento, e dell’attenzione piena alla soggettività del paziente e alla sua volontà, con la valutazione di situazioni di ordinarietà o meno nella applicazione dei mezzi. Tale chiave risolutiva, tuttavia, se può aiutare ad inquadrare la realtà di una particolare condizione del paziente, e dunque fornire elementi alla costruzione del giudizio morale, abbisogna ulteriormente di una necessaria e preventiva operazione di chiarimento terminologico tra le categorie di ordinarietà e di proporzionalità, in quanto non condivise universalmente, anche da parte dei teologi morali cattolici e non solamente nel dibattito pubblico. Certamente potrebbero rappresentare degli utili strumenti concettuali per rendere ragione di quello che non può sbrigativamente essere affermato come il “diritto di morire” e “aiuto a morire”, ma dovrebbe essere configurato come “aiuto nel morire”. (Pier Davide Guenzi)

Simone MORANDINI, Evoluzione ed etica, Assisi, Cittadella, 2011 (L’etica e i giorni), pp. 112.
Questo breve saggio è collocato in una collana che si prefigge di affrontare, con una relativa semplicità di linguaggio, pur senza derogare ad un criterio di scientificità, alcune tematiche etiche attuali. Indubbiamente quella svolta da Morandini, nella sua duplice competenza di uomo di scienza e teologo, rientra pienamente in tale criterio editoriale. Lo stile di scrittura e la modalità di approcciare i risvolti e le implicazioni morali connesse alle tematiche evoluzionistiche si configura come un viaggio di andata e ritorno continuo tra gli sviluppi di alcune teorie scientifiche e il sapere teologico ed etico. In questo movimento interdisciplinare va rintracciato il pregio e l’originalità dello studio. Certamente l’impressione del lettore, anche specialista di una delle due sponde dei saperi interpellati, è di un difficile avvicinamento tra mondi distanti, non tanto per il peso polemico del passato e degli attuali dibattiti pubblici, ma per la loro caratterizzazione epistemologica. L’auspicio, alla luce anche di significativi contributi teologici di qualche decennio fa, come nel caso di Karl Rahner, Teillhard de Chardin, o più vicini a noi (Arthur Peacocke, Denis Edwards), è di superare una stagione di pensiero contrassegnata dalla tensione nel rapporto scienza e fede, tuttora presente in forme fondamentalistiche del pensiero religioso, tendenti a negare la realtà dell’evoluzione. Prendendo parimenti le distanze da una ideologizzazione apologetica dei termini, giocata o sulla linea dell’Intelligent Design o, sull’altro versante, in una lettura delle teorie darwiniane come direttamente fondanti un’opzione ateistica, la tesi che Morandini sviluppa nel suo saggio è di una «lettura teologica delle dinamiche evolutive – logicamente compatibile con esse, ma da esse indeducibile», cioè di una «interpretazione tesa a cogliervi l’espressione di un agire divino “in incognito” – che non spezza in alcun modo il gioco di leggi operanti su uno spazio di non-determinazione, così puntualmente colto dall’indagine scientifica» (p. 7).
Questo approccio consente di liberare uno spazio peculiare per l’etica teologica all’interno del rapporto scienza-fede, oltremodo necessario per un duplice esercizio riflessivo: quello di sviluppare ulteriormente un capitolo di morale pratica e quello di incarnare la stessa riflessione sull’agire umano alla luce di una più approfondita conoscenza della realtà umana e della sua specifica vocazione all’interno della creazione. Questo duplice movimento impegna la morale teologica a riprendere il proprio strumentario concettuale e, soprattutto, apre uno scenario di indagine su ciò che significhi propriamente l’evoluzione della specie umana, operando una distinzione tra evoluzione biologica e culturale di fondamentale importanza per affrontare anche qualche problema morale specifico, sobriamente introdotto nello sviluppo del testo, che costituisce un ideale complemento a quello offerto in precedenza da Morandini con Darwin e Dio. fede, evoluzione, etica (Brescia, Morcelliana, 2009). (Pier Davide Guenzi)

Salvatore CIPRESSA, Bioetica per amare la vita, Bologna, EDB, 2010 (Persona e psiche), pp. 184.
Il volume, che raccoglie precedenti studi pubblicati dall’Autore, sviluppa alcune tematiche di bioetica fondamentale e speciale muovendosi dall’intuizione proposta da Erich Fromm circa un duplice orientamento della persona umana: quello della biofilìa e quello della necrofilìa. Secondo il noto psicoanalista tedesco, l’orientamento biofilico appartiene alla struttura biologica ed ontologica dell’uomo; introduce ad un modo di essere, di relazionarsi e comunicare in cui si salda la ricerca progettuale, la dimensione produttiva e gli atteggiamenti di stupore, di contemplazione, di servizio, di amore in grado di interpretare adeguatamente il senso della vita. La necrofilìa, invece, è da ritenersi una potenzialità secondaria, che spinge ad un differente approccio di dominio, esercizio di potere, di trasformazione distruttiva del progetto vitale. Il conflitto tra eros e thanatos così abbandona lo spazio atemporale del mito e di potenza esplicativa archetipa del vivere, per incanalarsi in pratiche e comportamenti che concernono la tutela del valore vita o la sua tendenza opposta ad assecondare impulsi di negazione e di controllo su di essa, i quali hanno la loro radice in una forma di paura e sfiducia che ne dissolvono la sua consistenza come bene umano fondamentale. A partire da questa distinzione, il volume sviluppa una riflessione sulla forma propria della bioetica teologica, riconosciuta come saldamente attestata sul paradigma biofilico, ma altresì attenta a identificare le incursioni di tendenze necrofile che si possono agitare al di sotto di opzioni morali ampiamente divulgate dal pensiero filosofico contemporaneo. Merita, pertanto, di essere raccolta l’intuizione di Cipressa di portare alla luce alcuni dinamismi psicologici operanti in profondità nella nostra cultura. Una disamina teologica della posizione del magistero cattolico, evidenzia in esso un chiaro modello di bioetica “agapica”, ulteriormente rafforzata dall’insegnamento dell’attuale pontefice, «perché si fonda su Dio, che è amore e vita». Per questo la “bioetica biofila” «è l’etica della vita umana, vissuta in tutta la sua pienezza; e questa “pienezza” è Cristo che accogliendo in sé ogni espressione genuina dell’humanum porta l’humanitas dell’uomo al livello più alto» (pp. 56-57). Pertanto le opzioni magisteriali non sono da rinchiudere nella nicchia di un definito “particolarismo etico”, ma sono in grado di evidenziare specifiche attenzioni all’esercizio della recta ratio umana.
La consistenza e la tenuta argomentativa di questo paradigma biofilo è verificata nei vari capitoli del saggio, che intercettano le note problematiche bioetiche di inizio e fine vita, unendo un tentativo di rigorizzazione della tesi del rispetto integrale della vita umana come “diritto fondamentale” non solo per il singolo individuo, ma anche nella prospettiva del bene comune, oggetto del terzo capitolo. L’opzione perseguita consente anche puntuali precisazioni sulla cura e l’assistenza alla persona fragile, spostando l’attenzione, più che su una astratta rivendicazione o un conflitto incrociato di diritti e doveri, sulla forma umana del rapporto che lega i curanti con le persone loro affidate. È all’interno di una caratterizzazione di tale profilo inter-soggettivo e genuinamente relazionale che l’impostazione biofila può trovare la sua possibilità di espressione nella pratica quotidiana.
Il volume, che presenta uno stile di scrittura scorrevole, si mostra altresì attento alla precisione delle affermazioni e pertanto può costituire una buona base per approcciare da un punto di vista costruttivo le principali problematiche bioetiche. Inoltre suggerisce una costante attenzione ad intrecciare l’orizzonte teologico metaetico e lo sviluppo razionale-normativo con alcuni spunti di tipo psicologico, sulla scorta dell’intuizione di Fromm proposta nella sua Psicoanalisi dell’amore. Necrofilia e biofilia nell’uomo del 1964, che sorregge l’ideazione e lo svolgimento del percorso proposto da Cipressa. (Pier Davide Guenzi)

AA.VV. Il religioso risorsa nella sofferenza psichica. Spunti per un dialogo tra clinica e patologia, (a cura di A. Filiberti, E. Torre), Milano, FrancoAngeli, 2010.
Frutto di una ricerca interdisciplinare, curata da Eugenio Torre, ordinario di psichiatria all’Università del Piemonte Orientale, e da Antonio Filiberti, responsabile del dipartimento di psicologia clinica dell’ASL VCO di Verbania, il volume collettaneo si segnala per lo sforzo di intrecciare sapere scientifico, pratica clinica e orizzonte umanistico. In particolare si prende atto, come da specifiche ricerche empiriche, dell’importanza del fattore religioso nell’affrontare il vissuto della sofferenza fisica e soprattutto psichica, come forma di coping reattivo all’esperienza dolorosa vissuta dal soggetto (E. Filiberti). Non manca anche una precisa disamina di possibili distorsioni e deformazioni della realtà operanti nella trasposizione in chiave religiosa della sofferenza psichica individuale (E. Torre), ma l’attenzione prevalente perseguita dagli autori è di una possibile valorizzazione del fattore religioso nella pratica terapeutica. All’interno dei saggi, si evidenziano in particolare quello di Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione Psicologi e Psichiatri italiani, su Cattolici e psiche, di Lucio Pinkus, psicologo e monaco, sull’“identità spirituale” del soggetto e quello di Pier Davide Guenzi, che rilegge in chiave fenomenologica la presentazione della sofferenza umana nella Bibbia, con alcuni spunti pensati nella direzione di una rinnovata valorizzazione dell’assistenza spirituale.

 

Salvino LEONE, Cellule staminali. Speranze terapeutiche e problemi etici, Cittadella Editrice, Assisi 2011, pp. 114.
Sul tema delle cellule staminali (CS) l’interesse da parte dell’opinione pubblica è focalizzato da circa un decennio. L’interesse è alimentato dalle speranze terapeutiche che scaturiscono dall’impiego delle CS nella cura di patologie gravemente invalidanti. Ma come recita il sottotitolo del volume, alle speranze terapeutiche si associano i molti problemi etici. È proprio all’interno di coordinate scientifiche e etiche che l’autore situa la trattazione del tema. Scopo del volume è quello di trasmettere i dati scientifici e la problematizzazione etica in modo agile, come è nello spirito della collana L’etica e i giorni diretta da Giannino Piana e Paolo Allegra, per realizzare appieno la missione della bio-etica, cioè quella di approfondire il più possibile il dato scientifico, con gli elementi a disposizione, per la formulazione del giudizio etico e quindi la valutazione del fatto in oggetto. Il testo, divulgativo in modo “corretto e onesto”, affronta il dibattito sulle CS (inevitabilmente connesso al più ampio dibattito sullo statuto dell’embrione) prendendo le distanze da sensazionalismo da una parte e scetticismo dall’altra. Nella prima parte viene spiegato cosa sono le CS (embrionali e adulte) e in che senso possano essere considerate “cellule della speranza”; prima di affrontare i problemi più specificamente morali, nella seconda parte, l’a. illustra cosa è già stato fatto (attualità) e cosa resta ancora da fare (prospettive) nell’ambito del loro impiego clinico; viene poi presentato, terza parte, il pensiero della chiesa in quanto si ritiene importante per la fondazione del giudizio morale riferirsi ai principi generali espressi nel magistero della chiesa. L’a. chiarisce come il magistero, pur non entrando nella descrizione delle procedure scientifiche, metta in evidenza il principio del rispetto della vita fin dal concepimento, a partire da questo dato irrefutabile il magistero incoraggia l’uso e la ricerca sulle staminali adulte. Con tali premesse il testo affronta i problemi etici, chiarendo che essi sono maggiormente legati alla distruzione dell’embrione per il prelievo delle CS. L’a. mette in evidenza come il giudizio etico non dipende dai dati empirici e che dunque «non si può delegare alla scienza la soluzione di un problema che è filosofico e religioso, anche se questa deve dare il suo fondamentale apporto» (p. 61). Molto interessante il contributo dell’a. nell’individuazione di «nuove ipotesi di mediazione etica» (p.68), queste si basano su «alcune piste di ricerca che, senza apologetiche preclusioni preliminari, possono costituire delle piste di dialogo da discutere serenamente e su cui riflettere» (p. 69). Tali piste si concentrano sulla valutazione della vita umana come valore, dei mezzi ordinari e straordinari, della vitalità dell’embrione. L’ultima parte si sofferma sulle implicanze biogiuridiche. La conoscenza della normativa vigente deve servire ad arricchire i dati per supportare il processo di elaborazione del giudizio etico sul prelievo e l’uso delle cellule staminali; a giudizio dell’a., infatti, di fronte all’impoverimento culturale e al relativismo morale la bioetica soffre di una certa degenerazione che mortifica quasi la vocazione etica e la spinge verso un unico appoggio certo che sembra essere proprio quello di carattere giuridico. Nel volume vengono presentati testi della legislazione nazionale italiana, documenti del Comitato nazionale di bioetica, la convenzione di Oviedo e altri riferimenti alle politiche mondiali. Ne viene messa in evidenza l’importanza argomentativa «derivante non tanto dalla sua cogenza normativa ma dal riferimento valoriale di cui è espressione giuridica» (p. 88). Il volume, dunque, realizza appieno, nelle premesse e nelle conclusioni, l’obiettivo di una divulgazione corretta sulle cellule staminali volto non tanto ad esprimere se si è “favorevoli o contrari” al loro uso, ma ad approfondire le premesse scientifiche, le prospettive terapeutiche e soprattutto le implicanze etiche che la loro utilizzazione comporta (Francesca Paola Puleo).

COLLANA “ITINERARI ETICI”

Sono stati ripresi i contatti con la casa editrice Città Nuova circa la collana “Itinerari Etici”, nella quale sono stati pubblicati nel passato diversi volumi in collaborazione con la nostra associazione. L’ultimo volume è stato quello di G. Rossi – T. Rossi (edd.), Il corpo svelato. Etica ed estetica del nudo nell’arte (2010, pp. 240, Euro 18,00). Il Consiglio di Presidenza ha valutato la possibilità di continuare la collaborazione editoriale con la Città Nuova e invita pertanto tutti i soci a proporre possibili testi propri o da curare attraverso più collaboratori. Le proposte devono pervenire a Vincenzo Viva (email: viva@alfonsiana.edu) nuovo curatore della collana insieme a P. Compagnoni già condirettore insieme a Salvino Leone che ha dovuto lasciare per i sopravvenuti impegni quale Segretario nazionale. Per riprendere le pubblicazioni quanto prima, si chiede ai soci interessati di formulare al più presto possibile qualche proposta: un primo incontro di programmazione editoriale avverrà con l’Editore nel mese di luglio e si potranno eventualmente già considerare le proposte pervenute entro il prossimo 2 luglio 2011. Si ricordano alcune caratteristiche della collana:
a) testi che affrontano tematiche etiche, specialmente di attualità o di interesse pubblico, destinati ad un target di lettori non-specialisti, quindi scritti con rigore scientifico, ma anche in modo assolutamente fruibile e di facile lettura;
b) testi scritti preferibilmente da uno o due autori, ma eventualmente anche a più mani, assicurando però in questo caso l’omogeneità dei capitoli e l’unitarietà del linguaggio;
c) estensione di circa un centinaio di cartelle (2000 battute a cartella, spazi inclusi) a volume, con bibliografia essenziale e note solo indispensabili.

NUOVO SITO WEB
E’ finalmente pronto il nuovo sito ATISM che può essere consultato al consueto indirizzo: www.atism.it. Come potete vedere si è fatto un notevole (e ancora incompleto sforzo) per adeguare la grafica e i contenuti alle più moderne e funzionali versioni dei siti web. I soci ATISM potranno anche accedere con le password riservate che possono ricevere all’atto dell’ammisione o, in ogni caso richiedere alla Segreteria. Per il momento questa “sezione riservata” contiene solo, l’Albo completo dei Soci con tutti i loro recapiti. Ci auguriamo di poterla arricchire con altre informazioni. Questa che potete fin d’ora consultare è la prima versione che certamente necessita ancora di molti aggiustamenti, correzioni e integrazioni,. Saremo grati pertanto a tutti coloro che faranno pervenire alla Segreteria eventuali suggerimenti in merito.